Le Campagne di Russia

I territori più orientali del continente europeo sono stati teatro dei due avvenimenti che hanno cambiato radicalmente il corso della Storia: la Campagna di Russia del 1812 e l’omologa “Operazione Barbarossa” del 1941. Epoche diverse, attori diversi ma le conseguenze furono praticamente identiche, ovvero l’annientamento rispettivamente dell’Impero Napoleonico e del Terzo Reich. Tra le due spedizioni, nonostante i periodi storici siano diversi, vi sono notevoli similitudini sia per quanto riguarda le motivazioni che indussero Napoleone ed Hitler ad intraprendere le due spedizioni in terra russa, sia per quanto riguarda la cronologia degli eventi che precedettero l’inizio delle campagne, sia l’andamento delle stesse da un punto di vista prettamente militare.
Il quadro storico generale delle due epoche in cui avvengono le campagne è abbastanza simile: in Europa vi è una nazione predominante, Francia nel 1812 e Germania nel 1941, che controlla la maggior parte del territorio continentale.
Nel 1812 la Francia aveva conquistato: Fiandre, Italia del Nord e Centrale, Prussia (Polonia del nord), Slovenia e Croazia erano territori sotto il diretto controllo francese mentre il “Regno di Napoli”, il “Regno d’Italia”, il “Regno di Spagna”, il “Granducato di Varsavia” e la “Confederazione del Reno” erano satelliti dell’Impero Napoleonico. Nel 1941 il Terzo Reich (Germania,Prussia ed Austria) aveva conquistato: Francia, Benelux, Polonia, Ungheria, Romania, Jugoslavia, Grecia, Bulgaria e Norvegia ed aveva come alleati Italia e Finlandia. Tutta l’Europa era quindi sotto il controllo, diretto od indiretto, di Francia e Germania, ed all’elenco mancava solamente la Russia.
Nell’ambito della cronologia storica degli avvenimenti, in entrambe le occasioni la Francia prima e la Germania poi erano in guerra con la Gran Bretagna e vi erano stati inoltre accordi precedenti con la Russia. Nel 1812 erano ancora in vigore gli articoli della “Pace di Tilsit” stipulata nel 1807, mentre nel 1941 era in atto il patto di non aggressione “Molotov-Ribentropp”. In entrambi i casi vi furono sia delle concessioni e degli spartizioni di territori nell’area dell’odierna Polonia che consentirono di incrementare le aree di influenza dei due Paesi, sia accordi economici che tendenzialmente erano a sfavore della Russia. La centralità delle vere motivazioni per cui furono organizzate le due Campagne ha un solo nome: “Gran Bretagna”.
Nel 1812 infatti erano in atto due attività che avevano come protagonista la Gran Bretagna: la prima è il cosiddetto “Blocco Continentale” (che impediva alle navi inglesi di poter far attraccare nei porti europei navi battenti bandiera della marina inglese o provenienti dalle colonie britanniche), mentre la seconda era la prima delle guerre di liberazione spagnole contro i soldati francesi. In quest’ultimo caso la Gran Bretagna assisteva i guerriglieri spagnoli con le truppe dislocate in Portogallo, mentre nel 1941 la stessa era direttamente in guerra con il Terzo Reich. La Storia ci racconta che le cause principali della decisione di attaccare la Russia da parte di Francia e Germania furono rispettivamente il deteriorarsi dei rapporti tra Napoleone e lo Zar (culminati con il rifiuto di quest’ultimo a concedere la mano della sorella all’Imperatore) e la mancata osservanza dei patti causata dall’annessione dell’URSS di Lituania, Lettonia, Estonia e del nord della Romania del 1940, ma le reali motivazioni, sempre con al centro la Gran Bretagna, furono di tipo economico con Napoleone e idealistiche con Hitler.
Tra il 1810 e la fine del 1811 lo Zar si rese conto che da un punto di vista commerciale la Russia stava avendo un vero e proprio tracollo in quanto non poteva contare sugli scambi economici dei loro porti a causa dell’embargo delle navi inglesi ed i relativi carichi, sia in entrata e, soprattutto, in uscita dal Paese; l’apertura dei porti alle navi cosiddette “neutrali” causò quindi la prima vera spaccatura tra Russia e Francia che Napoleone tentò in modo teatrale di ricucire con la famosa richiesta di nozze.
Nel 1941 Hitler non era affatto contento di aver stipulato un accordo con una nazione che considerava formata da “sub-umani” e che professava un’ideologia completamente diversa da quella nazista: il comunismo. Proprio la sconfitta di quest’ultimo e la segreta speranza di porre fine in questo modo le ostilità con la Gran Bretagna (con cui il Terzo Reich tentò di fare sempre la pace anche in modo autolesionistico come a Dunkirk), unita alla conquista di vasti territori che consentissero lo sviluppo del così chiamato “spazio vitale tedesco”, fecero scattare i preparativi e misero in atto la cosiddetta “Operazione Barbarossa”, l’invasione dell’URSS da parte di truppe tedesche.
Entrambe presero il via il 22 giugno e furono mal preparate dagli stati maggiori, presupponendo con troppa facilità uno sfondamento delle linee nemiche e non calcolando per nulla i fattori ambientali (sia climatici che territoriali) a cui gli eserciti andavano incontro. La scelta della data ha però origini diverse in quanto mentre da Napoleone fu decisa già l’anno prima, per l’inizio dell”’Operazione Barbarossa” la data iniziale era il 15 maggio e fu rimandata prima al 27 di maggio e poi definitivamente al 22 giugno a causa dell’insurrezione di Belgrado che impiegò alcune truppe che erano destinate al fronte sud dello schieramento tedesco; questo ritardo di oltre un mese fu una delle cause principali del fallimento dell’operazione.
Riprendendo il discorso della superficialità con cui vennero organizzate le campagne da parte di Francia e Germania, basti pensare che nel primo caso Napoleone diede ad ogni soldato della Grand Armée viveri personali per soli 5 giorni ed ammassò a Danzica rifornimenti per i suoi 500.000 uomini ed animali valevoli per un sussidio alle truppe per i successivi 30 giorni, mentre nel secondo l’esercito non aveva la quantità (ed in alcuni casi la qualità) di mezzi necessari per garantire il rifornimento costante delle prime linee non solo di armamenti, carburante e munizioni, ma soprattutto quello logistico dove si fecero due errori molto importanti. Il primo fu quello di non considerare lo stato infrastrutturale della Russia: nonostante fosse passato più di un secolo, si era mantenuta l’arretratezza rispetto al resto d’Europa, soprattutto per quanto riguarda l’asse viario con le strade che, se erano pressoché assenti all’epoca napoleonica, nel 1941 non erano assolutamente adatte al passaggio di automezzi pesanti; il secondo fu espressamente logistico in quanto non riuscirono a mantenere uniti i collegamenti tra fronte e retrovie con il risultato di un deficit di viveri ed attrezzatura come ad esempio il cambio dell’equipaggiamento nelle stagioni estiva ed invernale.
La strategia militare, nei primi momenti delle due campagne quasi coincide, ma mentre Napoleone procedeva spedito verso Mosca auspicando uno scontro frontale (che non avvenne mai secondo le sue aspettative se non a Borodino sulla Moscova) esclusivamente lungo la direttrice settentrionale, le truppe tedesche effettuarono una manovra a “tre punte” (con direzione verso Leningrado a nord, Mosca al centro e Stalingrado a sud) con i generali tedeschi che, secondo i dettami della “Blitzkrieg”, volevano puntare verso Mosca subendo però uno stop di oltre un mese da parte di Hitler. Napoleone il 14 di settembre riesce con fatica ad entrare a Mosca ma il giorno dopo la città viene quasi completamente distrutta da un incendio appiccato dagli stessi russi; nonostante ciò decide di rimanere un mese attendendo la resa dello Zar che, ovviamente, non avvenne.
Ecco un altro punto di contatto tra le due spedizioni: il medesimo ritardo con cui vennero prese decisioni fondamentali per il proseguo delle campagne; questo aspetto è stato uno dei due che fecero della ritirata napoleonica una disfatta (l’altro fu l’”operazione terra bruciata” attuata dai russi per evitare l’approvvigionamento in loco per uomini ed animali) e che contestualmente fecero perdere il vantaggio della sorpresa e della disorganizzazione delle truppe russe ai tedeschi. Per Hitler lo smacco fu duplice in quanto l’attesa dei 25 giorni tra il 25 di luglio quando cadde la città di Smolensk e la conclusione della presa di Kiev sul fronte sud il 26 di settembre consentì alle truppe russe di organizzare una valida linea di difesa lungo il fronte centrale per salvaguardare Mosca ma soprattutto variarono le condizioni climatiche che ostacolarono l’avanzata delle truppe corazzate tedesche. Il “Generale Inverno” infatti arrivò, proprio come avvenne con Napoleone, con circa 20 giorni di anticipo e trasformò il terreno nella cosiddetta “rasputina”, un ammasso di fango causato soprattutto dalle prime nevi non ghiacciate che, unito al drastico abbassamento della temperatura non adeguatamente supportato dalle divise estive, fece praticamente fermare l’avanzata delle panzer division a soli 140 km da Mosca.
In 100 anni l’ottica espansionistica non era cambiata ma Napoleone(che comunque a Mosca ci è arrivato) prima e Hitler poi ebbero la presunzione di avere la vittoria facile e vollero avere il completo comando, ma entrambi sottovalutarono l’avversario che, insieme alle condizioni climatiche particolari, seppe resistere e contrattaccare, fungendo da spartiacque del corso della Storia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *