Le Due Profezie su Guglielmo il Conquistatore

Figlio illegittimo di Roberto il Magnifico ( 1010-1035 ), nato da una relazione extraconiugale con la bella concubina Arlette,  e per questo avente il nomignolo de il Bastardo, Guglielmo, duca di Normandia, non sembrava avere le carte in regola per diventare un sovrano, invece nella famosa battaglia di Hastings ebbe la meglio sugli anglosassoni e divenne re d’Inghilterra dal 1066 fino al 1087, anno della sua morte.

Guglielmo il Conquistatore
Guglielmo il Conquistatore

Eppure era già tutto scritto nelle stelle, un giorno infatti la madre Arlette, prima ancora della sua nascita, vide in sogno un albero uscire dal proprio corpo e salire verso il cielo. Le foglie, i rami ed il tronco proiettarono un’ombra che ricoprì la Francia settentrionale ed anche l’intera isola britannica. Da questo sogno la donna capì che il nascituro avrebbe imposto la sua influenza su tutta quella zona.
Oltre quella della madre vi fu un’altra premonizione, appena nato fu steso dalla sua levatrice su un campo e lasciato solo per un attimo, quando la donna lo raggiunse si accorse che il fanciullo aveva arraffato alcuni mucchietti di grano. La levatrice intravide in questo gesto un segno premonitore: “Ah signore! Che uomo sarai! Quanto conquisterai e possiederai, dal momento che hai saputo molto presto e da solo riempire le tue mani e le tue braccia!“.
Non saranno stati segni del destino, ma un uomo che veniva chiamato con l’appellativo di Bastardo e che riuscì a sconfiggere i sassoni e a diventare re d’Inghilterra cambiando il proprio appellativo in Conquistatore, di certo non è stato un uomo comune.

Il Santo e Dottore della Chiesa Anselmo d’Aosta

La vita di un uomo che ebbe l’esistenza sotto il segno del viaggio in vari centri del Vecchio Continente, tratteggiando il profilo di un uomo dal pensiero e cultura di levatura europea, filosofo, teologo e dottore della Chiesa, Anselmo nacque ad Aosta nel 1033 o 1034 da una famiglia nobile. Il ragazzo era molto legato alla madre Eremberga de Ginevra, originaria della Borgogna, ed aveva invece dei duri contrasti con il padre Gondulfo de Candia, di origine longobarda, che impedì al giovane di entrare nel monastero aostano si Saint Benin, esercitando delle pressioni sull’abate del convento. Poco più che ventenne lasciò Aosta  e si spostò secondo la tradizione dei clerici vagantes tra la Borgogna e la Normandia, alla ricerca dei più illustri maestri del tempo, per poi seguire le lezioni di Lanfranco di Pavia nel monastero di Santa Maria del Bec, di cui divenne prima priore e poi abate. Suo padre invece entrò nel convento che paradossalmente aveva negato al figlio.

San'Anselmo d'Aosta
San’Anselmo d’Aosta

Qui Anselmo compose le sue opere più conosciute, il Monologion (1076) ed il Proslogion (1077-1078) nelle quali dimostra l’esistenza di Dio.

Gratias tibi, bone domine, gratias tibi, quia quod prius
credidi te donante,
iam sic intelligo te illuminante,
ut si te nolim credere, non possim non intelligere.
(Proslogion, 4)
Ti ringrazio, buon Signore, ti ringrazio, perché ciò che
prima ho creduto per tuo dono,
ora lo comprendo con la tua illuminazione,
e se anche non volessi credere, non potrei non comprendere.

Dopo vari viaggi in Inghilterra, nel 1093, subentrando a Lanfranco, viene eletto arcivescovo di Canterbury ed in questa veste sostiene una lunga lotta per le investiture dei vescovi con la corona inglese. Anselmo viene così esiliato prima da Guglielmo il Rosso e poi anche da Enrico I, viaggiando per Roma, Cluny, Lione e Chartres. Dopo questi periodi rientra a Canterbury dove muore nel 1109.
Nei cinque anni successivi il suo segretario e discepolo Eadmero completa la sua Vita Anselmi e nel 1163 Thomas Becket avanza la richiesta di canonizzazione, iscritto nel Catalogo dei Santi nel 1690, fu proclamato dottore della Chiesa trent’anni dopo da papa Clemente IX.
Anselmo non è ricordato solo come teologo, ma anche come filosofo, definito il padre della scolastica. Kant definì la sua dimostrazione dell’esistenza di Dio come la “prova ontologica dell’esistenza di Dio“. La ricerca della verità ha come fondamento la fede, ma questa da sola non è sufficiente, esige dimostrazioni e conferme razionali. In questo l’intelletto ha una sicura guida nell’illuminazione divina, concetto ripreso da Sant’Agostino e riproposto anche da San Bonaventura da Bagnoregio.