Passione e Pratiche Magiche nel Medioevo

Nel Medioevo non c’era una netta distinzione tra magia, erboristica e medicina come oggi, ma i guaritori tradizionali possedevano tutte queste arti preparando pozioni con ingredienti e pratiche magiche che si fondevano tra sacro e pagano. Nel testo noto come “Segreto delle Donne” di inizio del XIV secolo, si consiglia alle fanciulle di bere di frequente acqua in cui era stata cotta per tre giorni della salvia, per scongiurare concepimenti non desiderati. Questa pratica non era una pozione magica, ma un un’istruzione fondata sulla scienza dell’epoca, infatti la salvia era classificata come un alimento freddo e per questo ritenuto in grado di ostacolare il concepimento, che invece si presupponeva essere favorito dal calore del grembo materno. Altre pratiche per non rischiare di rimanere in stato interessante erano quelle di portare un utero di capra che non ha mai partorito come ciondolo oppure un sacchetto contenente testicoli di maschio di donnola. Per contro le donne che volevano un figlio dovevano prendere del fegato e testicoli di un porcellino, unico nato dal parto di una scrofa, che seccato veniva poi frantumato per ottenere della polvere che doveva essere fatta bere al maschio o alla femmina che non riuscivano a procreare. Altra pratica utilizzata era quella di prendere i testicoli di verro o cinghiale, farli essicare e ridurli in polvere, la donna quindi doveva bere la polvere disciolta nel vino subito dopo la fase di mestruo. Lo scopo della magia poteva anche essere l’opposto, ovvero causare impotenza, ma non mancavano neanche sacerdoti che, autorizzati manipolatori del sacro, venivano sospettati di praticare la magia erotica per sedurre le donne. La più celebre pozione d’amore è stata probabilmente quella che la madre di Isotta consegna alla figlia per favorire il matrimonio con il re Marco. Come è noto, la bevanda sarà bevuta invece dalla giovane insieme al nipote del promesso sposo, Tristano, e saranno tragicamente uniti da un legame indissolubile.
Donne guaritrici, conoscitrici di erbe e radici aventi poteri taumaturgici non compaiono solo nella narrativa, non mancano infatti testi medici opere di donne, come la Physica di Ildegarda di Bingen del XII secolo o la Trotula di Salerno dell’XI secolo che tramandano le esperienze di donne per le donne. Secondo Ildegarda di Bingen se una donna è infastidita da un uomo in preda a follia d’amore per lei, fenomeno di origine diabolica, deve aspergere uno zaffiro con del vino ripetendo la formula “come Dio ti ha privato del tuo splendore in virtù della trasgressione di un angelo, così io verso di te questo vino, fonte di intensa energia, perché tu storni da me l’amore di questo uomo infiammato dal desiderio“, una volta bevuto il vino la passione molesta dell’uomo si placherà. Altri libri si annoverano nella Penisola Iberica, come lo “Speculum al foder“, i “Colloqui de Dames“, “La Celestina” o “La Lozana Andalusa“. Tutti questi testi contengono consigli per la seduzione, ricettari per la preparazione di pozioni d’amore e preparati anticoncezionali ed abortivi. La seduzione cominciava con la giusta scelta di abiti, profumi e trucchi; dopo aver conquistato l’amore dell’uomo desiderato, la donna cominciava a preoccuparsi del vigore del suo compagno. I consigli erano quelli di offrire al proprio uomo delle pozioni ed unguenti dei più svariati tipi. Lo Speculum al foder ad esempio consiglia di preparare un unguento lasciandolo essiccare al sole per otto giorni formato da succo di carota ed olio di senape e di ungere l’amante tre ore prima del rapporto con questa mistura, al termine del coito doveva essere lavato con acqua calda, altrimenti, come si consigliava nel libro, si rischierebbe di rendere permanente l’erezione dell’uomo. Un’altra pozione prodigiosa era composta mescolando nel vino della farina di orzo e sangue di caprone essiccato e polverizzato. L’idea era quella di trasferire il vigore sessuale del caprone, animale lussurioso per antonomasia, all’uomo. La Lozana suggerisce un miscuglio di vino e tre uova, mentre la Celestina proponeva un osso che si doveva trovare nel cuore di cervo o la lingua di vipera, ritenuta un afrodisiaco prodigioso in quanto la scienza dell’epoca attribuiva alla vipera la capacità di riprodursi per via orale. Erano ritenuti efficaci anche organi di animali cui si attribuiva voracità sessuale, come i genitali di asino, la testa della quaglia o sangue di caprone. La fattucchiera interveniva anche per interrompere in modo naturale una gravidanza indesiderata, come la ruta che la Celestina potenziava con un sasso raccolto sotto il nido di un’aquila. L’impiego di abortivi naturali ha resistito a lungo, malgrado l’opposizione della chiesa, che ha vinto la partita solo in epoca moderna.

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